Spremute di Decameron #9

Spremute di Decameron #9

Ecco una di quelle novelle che non si leggono a scuola, raccontata, ovviamente, dal più sfacciato dei dieci amici che per dieci giorni si raccontano storie mentre a Firenze c’è la peste. Boccaccio mostra la stoffa del narratore Dioneo già nella prima giornata, dove, sotto il reggimento di Pampinea, il tema dei racconti è libero. La quarta novella è la prima, come poi tante altre all’interno del libro, dalla sfondo erotico.

Narra la storia di un monaco giovane, perfettamente in forze che risiedeva in un monastero triste, desolato e disperso della Lunigiana. Un giorno, mentre tutti gli altri dormivano intorno a mezzogiorno, durante una passeggiata incappò in una bella e giovane fanciulla.

Forse figlia di qualche lavoratore della contrada, andava per i campi a raccogliere erbe. Appena la vide il monaco fu assalito dalla concupiscenza carnale. Le parlò brevemente e poi, approfittando del sonno degli altri, la convinse ad andare nella sua cella.

Qui iniziarono a sollazzarsi e a godere l’un dell’altra senza fare nemmeno troppa attenzione al silenzio per non farsi scoprire. L’abate, però, superiore del monaco, fu svegliato dal vociare del desiderio.Si recò così di fronte alla porta, capendo che dentro c’era una femmina. Inizialmente voleva bussare e far sentire l’autorità, poi pensò fosse il case di aspettare l’uscita del monaco dalla stanza. Questo, però, si accorse della presenza dell’abate e così pensò bene di imbrogliarlo.

Una volta soddisfatti tutti i piaceri dei due, il monaco disse alla ragazza che usciva un attimo per trovare il modo di farla uscire. E, come consuetudine, andò dall’abate a consegnare le chiavi, dicendo di dover andare nel bosco per la legna.L’abate, certo che il monaco non si fosse accorto di niente, prese le chiavi e subito andò nella stanza per avere ragione del misfatto.Una volta entrato nella stanza, vide la giovincella, fresca e bella. E nonostante la vecchiezza di lui, subito gli presero i bollori della carne e così, come il monaco prima, si lasciò andare alle dolci carezze della fanciulla. Il monaco spiò tutta la scena da fuori.

L’abate, una volta soddisfatti i suoi piaceri, uscì dalla cella e ordinò di far incarcerare il monaco. Lui, però, aveva la risposta pronta e molto furbescamente disse: «Gentile abate, io sono giovane e ancora non so come nel nostro Ordine ci si comporta con le donne. Ma adesso che voi stesso me l’avete mostrato, in futuro saprò come fare».L’abate, impotente nel punire un altro per un peccato che lui stesso aveva commesso, perdonò il giovane, imponendogli il silenzio su quanto visto. E poi, di volta in volta, facevano tornare la giovinetta, con tanto piacere per tutti e tre. Con questa novella rovente, il grande Boccaccio ci insegna che non si possono accusare gli altri di errori che noi stessi abbiamo commesso. Se di errori, in questo caso, si poteva parlare.

Giornata 1

Novella 4