Spremute di Decameron #4

Spremute di Decameron #4

Scrive Boccaccio nel proemio al Decameron che “La compassione per chi soffre è un sentimento naturale”. E racconta di quando lui fu preso, in giovinezza, da un amore che lo faceva soffrire, per pura incapacità di contenerlo, non per la cattiveria dell’amata. In questa situazione furono gli amici a dargli grande conforto con le loro parole. L’amore e il dolore, poi, col tempo sparirono. Non sparì, però, il ricordo dell’aiuto ricevuto dagli amici.

Così, spiega Boccaccio, “poiché la gratitudine, per come la penso, è da lodare più delle altre virtù ed il suo contrario è da condannare, per non sembrare ingrato mi sono proposto di concedere qualche conforto in cambio di ciò che ho ricevuto almeno a quelli che ne hanno bisogno”

….In tempi non sospetti, a dicembre, abbiamo pensato di riassumere alcune novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio sulla nostra pagina ogni primo giovedì del mese. Per marzo, siamo in ritardo di un giorno. Ma questo marzo è strano: là fuori si vive una situazione simile a quella che incornicia le 100 novelle del “libro chiamato Decameron cognominato prencipe Galeotto nel quale si contengono cento novelle in diece dì dette da sette donne e da tre giovani uomini”.

I dieci amici, infatti, si erano rifugiati in una residenza di campagna quando, nel ‘300, a Firenze imperversava la peste. Unica soluzione per non contrarla, ma anche per far calare il picco di contagi (e questo lo impariamo oggi), era “isolarsi” (non andare a zonzo) in una zona, appunto, isolata, lontana dall’area della peste. E’ in questa cornice, spaventosa e affascinante insieme, che i dieci amici si raccontano le novelle per dieci giorni.Se da bravi cittadini per un breve periodo starete di più a casa, potete passare in maniera proficua il tempo leggendo questa raccolta di novelle (o favole o parabole), che ha, poi, una struttura tanto complessa da essere un romanzo sensazionale.

👇 Qui sotto trovate quella che abbiamo riassunto a gennaio….Boccaccio, in fondo, come emerge dal Proemio, vuole dare un po’ di consolazione. Ci ha fatto un regalo. Fatene uso in grande abbondanza.

Dedicato a chi ha perso persone care per complicanze dovute al coronavirus, a chi oggi ha una paura più che lecita di contrarlo, a chi ha malattie, a chi soffre. Il nostro antidoto per sentirsi meno soli e abbandonati.